Ho letto il comunicato dell’Amministrazione sul nuovo Data Center ipotizzato a Badile e credo sia importante chiarire subito un punto:
non si tratta del progetto di Lacchiarella, di cui si parla da mesi, ma di un nuovo insediamento, proposto da un altro operatore, in un’area diversa, tra Badile e Binasco.
Ho partecipato alla riunione dei capigruppo in cui questa ipotesi è stata illustrata e, come già anticipato ieri alla Sindaca, per rispetto istituzionale ho scelto di attendere il comunicato ufficiale dell’Amministrazione prima di intervenire pubblicamente.
Quella che segue è quindi una mia prima valutazione personale, fatta a caldo, in qualità di capogruppo, non ancora una posizione condivisa del gruppo.
Condivido il punto di partenza espresso dall’Amministrazione: non siamo contro lo sviluppo tecnologico o industriale a prescindere. Lo dimostra il fatto che, in passato, il Comune ha espresso parere favorevole a insediamenti coerenti con le aree già a destinazione produttiva.
Detto questo, è bene dirlo con chiarezza: Zibido non è un “catalogo” di aree disponibili, ma un territorio con una pianificazione precisa, una vocazione definita e degli equilibri costruiti nel tempo.
Il nodo vero, per me, non è dire sì o no in astratto, ma chiedersi dove, come e a quali condizioni.
L’area di Badile oggi è agricola e non prevista dal PGT per questo tipo di insediamenti. Non è un cavillo tecnico, ma uno degli strumenti principali con cui una comunità prova a governare il proprio sviluppo invece di subirlo.
Dalle informazioni emerse, l’ipotesi in campo riguarderebbe un insediamento di dimensioni molto rilevanti, con un fabbisogno energetico significativo e un investimento complessivo di diversi miliardi di euro, localizzato in area agricola lungo il Naviglio Pavese, all’interno di una fascia di tutela paesaggistica.
Per caratteristiche e scala, è plausibile che l’intervento venga qualificato come infrastruttura di interesse strategico nazionale.
Una simile qualificazione non è neutra. Può comportare procedure straordinarie e accelerate, un coinvolgimento diretto dei livelli statali e una forte riduzione dei margini decisionali degli enti locali.
Proprio per questo credo sia fondamentale non nascondere il problema, ma affrontarlo apertamente: capire chi decide davvero, con quali strumenti e assumendosi fino in fondo la responsabilità delle scelte che incidono sul territorio.
Parliamo inoltre di un’ipotesi molto impattante per dimensioni e consumo di suolo agricolo, che si inserirebbe in un contesto già interessato da altri grandi interventi nel Sud Milano. È quindi inevitabile porsi domande sugli effetti complessivi, non solo ambientali, ma anche territoriali, infrastrutturali ed energetici, nel breve e nel lungo periodo.
Trovo positivo che l’Amministrazione abbia espresso perplessità e la volontà di approfondire. Allo stesso tempo, ritengo indispensabile che questo tema venga affrontato in modo trasparente in Consiglio Comunale, con dati completi, documentazione chiara e informazioni comprensibili anche per i cittadini.
Qui non si parla di un progetto qualsiasi, ma di una scelta che può segnare Badile e Zibido San Giacomo per molti anni.
Merita tempo, serietà e un confronto vero, che tenga insieme sviluppo, pianificazione e tutela del territorio.
Yuri Corisio
Capogruppo consiliare

