7 ottobre 2026
La crescita dei Data Center in Italia sta assumendo dimensioni che non possono più essere affrontate valutando esclusivamente un progetto alla volta.
Ad agosto 2026 le richieste di connessione alla rete elettrica riconducibili a iniziative Data Center superavano complessivamente i 90 GW a livello nazionale, con una concentrazione particolarmente rilevante in Lombardia e Piemonte. Si tratta di richieste di connessione e non di potenza già autorizzata o certamente destinata a essere realizzata, ma il dato evidenzia comunque la dimensione del fenomeno e la necessità di una vera programmazione nazionale.
In questi mesi, anche attraverso il lavoro svolto sui progetti che interessano il nostro territorio e il confronto con cittadini, tecnici e comitati, abbiamo approfondito molti degli aspetti connessi a queste infrastrutture: consumo energetico e idrico, consumo di suolo, infrastrutture elettriche, emissioni, rumore, microclima e soprattutto gli effetti cumulativi che possono determinarsi quando più Data Center si concentrano nella stessa area.
Il problema non è essere favorevoli o contrari alla trasformazione digitale.
Il problema è stabilire prima quale sviluppo vogliamo, quale sia il reale fabbisogno del Paese, dove queste infrastrutture possano essere localizzate e quale carico complessivo possano sostenere territori e reti.
Per questo condividiamo la richiesta avanzata dalla Rete Nazionale dei Comitati Stop Datacenter di una moratoria temporanea dei nuovi procedimenti autorizzativi relativi ai Data Center e alle infrastrutture energetiche e di rete direttamente funzionali, nelle more dell’adozione di un Piano nazionale per lo sviluppo e la localizzazione dei Data Center, da sottoporre a Valutazione Ambientale Strategica (VAS).
Un Piano che dovrà affrontare il fabbisogno nazionale di capacità di calcolo, i criteri di distribuzione territoriale, la compatibilità con la capacità energetica e idrica, il consumo di suolo, la pressione antropica e climatica e gli effetti cumulativi derivanti dalla concentrazione degli insediamenti e delle infrastrutture connesse.
Questa è, secondo noi, la questione centrale: prima programmare, poi autorizzare.
Oggi esistono norme che disciplinano e accelerano i procedimenti autorizzativi, ma manca ancora una programmazione nazionale capace di considerare complessivamente lo sviluppo del settore.
La moratoria chiede inoltre l’aggiornamento delle linee guida MASE sulle valutazioni ambientali, con particolare attenzione agli impatti cumulativi, alle isole di calore e alle variazioni microclimatiche; l’abrogazione della disciplina del procedimento unico introdotta dall’art. 8 del Decreto-Legge 21/2026; l’adeguamento della normativa regionale lombarda alla futura programmazione nazionale e l’arresto dell’iter parlamentare dell’A.S. 1821.
Un altro tema importante riguarda gli impianti già autorizzati ma non ancora entrati in esercizio. Il documento chiede agli enti competenti la riapertura o rinnovazione dell’istruttoria nei casi in cui non sia stato valutato l’impatto microclimatico dell’insediamento e, quando rilevante, il suo cumulo con altri progetti esistenti, autorizzati o previsti nello stesso territorio.
Non stiamo chiedendo di fermare l’innovazione.
Stiamo chiedendo che una trasformazione così importante venga governata attraverso una programmazione nazionale capace di conciliare sviluppo tecnologico, tutela ambientale, sicurezza energetica e capacità dei territori.
La trasformazione digitale deve essere al servizio della società e non la società al servizio della trasformazione digitale.
In allegato pubblichiamo il testo completo della Moratoria italiana sui Data Center.
