La richiesta di integrazioni dell’Istituto Superiore di Sanità sul progetto del data center APTO di Lacchiarella rappresenta un passaggio importante.
Il progetto non è sospeso e la procedura è ancora in corso. Ma oggi è evidente che molte delle questioni sollevate dai cittadini, dai comitati, da Enrico Duranti, da Elisa Grumo e dal gruppo INSIEME sono entrate pienamente nel merito della valutazione tecnica.
Non erano allarmismi.
Erano osservazioni fondate.
L’ISS chiede infatti approfondimenti su temi fondamentali: salute pubblica, qualità dell’aria, popolazione esposta, impatti cumulativi con altri data center dell’area, scenario di emergenza con i generatori, traffico indotto, ricadute di particolato, falda, acque meteoriche, stoccaggio e movimentazione del gasolio.
Sono esattamente i temi che il territorio sta ponendo da mesi.
Come INSIEME abbiamo lavorato leggendo gli atti, studiando i documenti, confrontandoci con tecnici ed esperti, presentando osservazioni e chiedendo che Badile, Zibido San Giacomo e l’intero Sud-Ovest Milanese non fossero considerati marginali rispetto a un progetto di queste dimensioni.
Un punto particolarmente significativo riguarda il gasolio. Nella configurazione originaria l’ISS rileva che la quantità stoccata superava la soglia inferiore prevista dalla normativa Seveso III. Successivamente il proponente ha presentato una modifica progettuale riducendo lo stoccaggio di combustibile.
Questo significa una cosa semplice: il lavoro dei cittadini, dei comitati e di INSIEME sta modificando lo scenario e sta migliorando la conoscenza reale sugli impatti dei data center.
Un contributo importante è arrivato anche dalle osservazioni di Enrico Duranti ed Elisa Grumo, che hanno posto con forza il tema degli impatti cumulativi, del consumo energetico, della partecipazione pubblica e della necessità di valutare questi impianti dentro un quadro territoriale più ampio.
Noi non siamo contro l’innovazione.
Ma vogliamo che l’innovazione sia sicura, trasparente e compatibile con la salute dei cittadini e con il territorio.
Non basta dire “data center” per considerare automaticamente positivo un progetto. Occorre valutare dove viene realizzato, quanta energia consuma, quali impatti produce, quali rischi introduce, quali effetti determina sulla qualità dell’aria, sull’acqua, sul suolo agricolo e sulla vita delle comunità vicine.
E in tutto questo una domanda politica resta aperta: dov’era l’Amministrazione comunale di Zibido San Giacomo?
Mentre cittadini, comitati e consiglieri di opposizione studiavano gli atti, presentavano osservazioni e sollevavano questioni che oggi vengono riprese anche dagli enti tecnici, l’Amministrazione comunale è apparsa debole e tardiva.
Non è polemica.
È responsabilità istituzionale.
Quando un progetto di questa portata può avere ricadute anche su Badile e Zibido San Giacomo, il Comune dovrebbe essere in prima fila a chiedere garanzie, chiarimenti e approfondimenti. Invece, ancora una volta, il lavoro più incisivo è arrivato dai cittadini, dai comitati e dall’opposizione civica.
Per questo continueremo a seguire la procedura con serietà, senza slogan e senza appartenenze di partito.
La tutela del territorio non si fa con le bandiere.
Si fa con gli atti, con lo studio, con la partecipazione e con il coraggio di porre domande scomode quando servono.
Oggi possiamo dirlo con chiarezza: il grande lavoro civico svolto dai cittadini, dai comitati e da INSIEME sta facendo emergere criticità reali e sta contribuendo a cambiare il modo in cui questi progetti vengono valutati.
È questo il ruolo di una forza civica seria: non dire no per principio, ma pretendere garanzie vere per la salute, la sicurezza e il futuro del territorio.
