In risposta al comunicato pubblicato dall’Amministrazione comunale sul progetto di data center K2 a Zibido San Giacomo, ritengo necessario condividere alcune riflessioni.
Nel comunicato si richiama un principio importante: la tutela della salute e del territorio non può essere derogabile.
È una posizione che condividiamo pienamente, anche perché è stata la prima richiesta che, come lista civica INSIEME, abbiamo posto fin dall’inizio: prima di parlare di ricadute economiche, compensazioni o soldi promessi, occorre mettere al centro la salute dei cittadini, la sicurezza e la tutela del territorio.
Prendiamo quindi atto positivamente del fatto che anche l’Amministrazione comunale indichi oggi questo principio come punto prioritario.
Quando si parla di infrastrutture di grande scala, consumo di suolo, data center, sottostazioni elettriche, elettrodotti, traffico di cantiere, emissioni, calore disperso, campi elettromagnetici e possibili impatti ambientali, la prudenza deve essere massima. La salute dei cittadini e la tutela del territorio devono venire prima di qualsiasi valutazione economica o strategica.
C’è però un punto che non può essere eluso: ad oggi l’Amministrazione comunale non ha ancora assunto una posizione politica chiara e definitiva sul progetto K2.
Nel comunicato si parla di prudenza, di garanzie, di chiarimenti ancora necessari e di attesa rispetto alle decisioni di Terna e degli enti sovracomunali. Sono elementi comprensibili. Tuttavia, dopo mesi di confronto, i cittadini hanno diritto di sapere quale sia la posizione dell’Amministrazione: favorevole, contraria o favorevole solo a condizioni precise e non negoziabili.
La prudenza è necessaria, ma non può trasformarsi in una sospensione permanente del giudizio.
Su un intervento di questa portata, il Comune deve dire con chiarezza quali siano i limiti oltre i quali il progetto non è accettabile per il territorio.
Proprio per questo credo che oggi serva un passo in più di coerenza e trasparenza.
Il progetto K2 non può essere valutato come se fosse un intervento isolato. A poche centinaia di metri dal nostro territorio esiste anche il progetto APTO di Lacchiarella, che pur ricadendo formalmente in un altro Comune può produrre effetti diretti anche su Badile, sulla Località Stolfina e più in generale sull’intero quadrante tra Zibido San Giacomo, Lacchiarella e Binasco.
I confini amministrativi non fermano aria, rumore, traffico, campi elettromagnetici, consumo di suolo, calore disperso e possibili rischi ambientali.
Per questo da tempo sosteniamo la necessità di una valutazione complessiva, coordinata e trasparente di tutta l’area. Non basta analizzare K2 da una parte, APTO Lacchiarella dall’altra, la nuova stazione elettrica Terna separatamente, gli elettrodotti e le altre infrastrutture come se fossero elementi indipendenti tra loro.
Serve una lettura d’insieme.
Questo è un punto politico importante.
Già nelle osservazioni trasmesse al MASE nel novembre 2025 sul progetto APTO di Lacchiarella, come lista civica INSIEME avevamo chiesto una valutazione ampia e prudenziale degli impatti sul territorio di Zibido San Giacomo, con particolare riferimento alla frazione di Badile.
In quelle osservazioni non ci siamo limitati al tema del traffico, pur importante. Abbiamo posto questioni riguardanti aria, rumore, paesaggio, biodiversità, aree agricole, illuminazione notturna, campi elettromagnetici, salute umana, scenari emergenziali e monitoraggio ambientale.
Avevamo evidenziato la vicinanza di Badile al sito, la durata del cantiere, la presenza di 160 generatori di emergenza, le possibili ricadute emissive, lo scenario di accensione contemporanea dei generatori in caso di emergenza, l’impatto sulle aree agricole, l’effetto visivo, l’illuminazione notturna e la nuova sottostazione elettrica AT/MT.
Il successivo parere del Comune di Zibido San Giacomo, trasmesso nel gennaio 2026, ha espresso contrarietà all’intervento, ma si è concentrato prevalentemente su traffico indotto, criticità della SP105, peggioramento della qualità dell’aria e assenza di mitigazioni sul territorio comunale.
Sono temi corretti e condivisibili.
Tuttavia, rispetto alla complessità dell’intervento, erano e restano insufficienti se non vengono affiancati da una valutazione più ampia sulla salute pubblica, sulla sicurezza, sugli scenari emergenziali e sugli effetti cumulativi.
Oggi, alla luce delle ulteriori criticità emerse su stoccaggio di gasolio, possibile applicazione della normativa Seveso III, sicurezza industriale, calore disperso ed effetti cumulativi tra più infrastrutture, diventa ancora più evidente la necessità di quella valutazione complessiva che INSIEME chiedeva già allora.
Non si tratta di rivendicare una primogenitura.
Si tratta di ricordare che su questi temi serve continuità, coerenza e capacità di leggere i problemi prima che diventino emergenze.
Le ultime osservazioni inviate dal Comune di Zibido San Giacomo sul progetto APTO di Lacchiarella hanno poi richiamato alcuni aspetti importanti: il traffico indotto, la fase di cantierizzazione, il peggioramento della qualità dell’aria, la necessità di mitigazioni anche sul nostro territorio e gli effetti cumulativi con gli interventi infrastrutturali vicini, compresa la nuova stazione elettrica Terna.
Anche questi sono temi corretti e condivisibili.
Ma, nello stesso periodo in cui il Comune trasmetteva quelle osservazioni, come lista civica INSIEME abbiamo evidenziato un ulteriore nodo rilevante: la necessità di approfondire con estrema attenzione il tema dello stoccaggio di gasolio, della possibile applicazione della normativa Seveso III e degli scenari di sicurezza industriale.
Questo aspetto non può essere considerato secondario.
Se parliamo davvero di salute pubblica, dobbiamo parlare anche di sicurezza industriale, scenari emergenziali, protezione civile, effetto domino tra infrastrutture vicine, grandi quantità di combustibile, sottostazioni elettriche, sistemi tecnologici connessi e capacità del territorio di sostenere una concentrazione così rilevante di impianti energetici e digitali.
La salute non riguarda solo il traffico o la qualità dell’aria ordinaria. Riguarda anche la prevenzione dei rischi, la capacità di gestione delle emergenze e la valutazione prudenziale di ciò che potrebbe accadere in condizioni anomale o incidentali.
C’è poi un altro tema che merita grande attenzione: il calore disperso.
I data center sono infrastrutture fortemente energivore. L’energia utilizzata per alimentare server, sistemi elettrici e apparati tecnologici si trasforma in larga parte in calore, che deve essere continuamente smaltito attraverso impianti di raffreddamento.
Questo aspetto non può essere trattato come un dettaglio tecnico secondario.
Nel procedimento relativo al data center APTO di Lacchiarella sono state presentate osservazioni specifiche proprio sulla dispersione del calore, evidenziando la necessità di una valutazione quantitativa dell’impatto termico e degli effetti sul microclima locale.
Il punto è semplice: se nello stesso quadrante territoriale si concentrano più data center di grande potenza, sottostazioni elettriche, infrastrutture energetiche e impianti tecnologici, non basta valutare singolarmente il singolo edificio o il singolo intervento. Occorre capire quale sia l’effetto complessivo sul territorio.
Quanto calore verrà disperso nell’ambiente?
Quali effetti potrà avere sull’isola di calore locale?
Quali ricadute potranno esserci sulle aree agricole, sulle abitazioni vicine, sulla qualità della vita dei residenti e sui consumi energetici necessari per il raffrescamento?
In un territorio già fragile dal punto di vista climatico, con estati sempre più calde, abitazioni vicine, campi coltivati, scarsa ventilazione tipica della Pianura Padana e fenomeni di inversione termica, anche il calore deve essere considerato un impatto ambientale da misurare, valutare e mitigare.
Non si tratta di creare allarmismo.
Si tratta di chiedere che infrastrutture di queste dimensioni vengano valutate in modo completo, prudente e trasparente.
Per questo credo che il principio espresso nel comunicato dell’Amministrazione debba valere sempre: per K2, per APTO Lacchiarella, per Terna e per ogni altra infrastruttura prevista nello stesso quadrante.
C’è poi un tema di metodo.
Nel comunicato dell’Amministrazione viene richiamato l’ultimo incontro tecnico-istituzionale svolto in Regione Lombardia e si fa riferimento agli esiti di quel tavolo.
Se quel verbale è alla base della posizione pubblica assunta dal Comune, ritengo opportuno che venga pubblicato e reso accessibile ai cittadini e ai consiglieri comunali.
Non è una richiesta polemica.
È una questione di trasparenza.
I cittadini devono poter conoscere quali posizioni siano state espresse, quali richieste siano state avanzate, quali impegni siano stati assunti e quali nodi restino ancora aperti.
Su progetti di questa portata non bastano comunicati generali: servono atti, documenti, verbali, richieste scritte e risposte ufficiali.
Come lista civica INSIEME continueremo a sostenere una linea chiara: non siamo contrari all’innovazione, ma siamo contrari a una trasformazione del territorio senza una pianificazione adeguata, senza una valutazione cumulativa reale e senza un pieno coinvolgimento della popolazione.
Il nostro territorio non può essere letto a pezzi.
Zibido, Badile, Lacchiarella, Binasco, le aree agricole, le infrastrutture elettriche, i data center e la viabilità locale fanno parte dello stesso sistema territoriale.
La prudenza è importante.
Ma deve tradursi in atti concreti.
Per questo chiediamo:
che l’Amministrazione esprima una posizione politica chiara sul progetto K2, indicando se lo ritiene accettabile, non accettabile o accettabile solo a condizioni precise e verificabili;
che il verbale dell’incontro tecnico-istituzionale richiamato dall’Amministrazione venga reso pubblico;
che il Comune mantenga una posizione ferma non solo su K2, ma anche su APTO Lacchiarella e sulle infrastrutture connesse;
che venga richiesta una valutazione complessiva degli impatti cumulativi sull’intero quadrante, compresi traffico, aria, rumore, campi elettromagnetici, consumo di suolo, calore disperso, isola di calore locale e sicurezza industriale;
che siano approfonditi in modo puntuale i temi della salute pubblica, della normativa Seveso III, della protezione civile e dell’effetto domino tra infrastrutture vicine;
che i cittadini siano informati con chiarezza prima che le decisioni diventino irreversibili.
La tutela della salute e del territorio non può restare una formula corretta nei comunicati.
Deve diventare una linea amministrativa chiara, verificabile e coerente.
– Yuri per INSIEME
